Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input
di Alberto Bobbio
È bene tenere ancora appese alla finestra le bandiere della pace. Perché la guerra non è finita con la marcia trionfale dei carri americani sui boulevard di Baghdad. È bene tenerle ancora in vista, anche perché esse testimoniano che i colori della nostra bandiera non sfumano nei colori della bandiera dei vincitori presunti. La pace non ha vinto, almeno finora. E la guerra resta un dramma, anche. se "questa guerra" rischia di essere archiviata solo come un accapigliamento da salotto.
Diciamo subito che i pacifisti non sono stati vinti insieme a Saddam, come qualcuno suggerisce non troppo sottovoce. C'è chi si è schierato con la guerra e chi ancora si schiera con la pace. Non c'è un momento in cui si può dire che la pace c'è, e dunque non c'è più bisogno di invocarla e di farne bandiera. Almeno finora, purtroppo, è stato così. C'è la pace in Iraq? E nel resto del mondo?
di Antonio Papisca
Sviluppo umano e sicurezza globale possono essere garantite da un'ONU rafforzata e democratizzata. La società civile sta sostenendo da anni questo processo. Mentre i potenti della terra continuano ad affidarsi alla ragion di stato e alla guerra.
Si parla con insistenza della centralità delle Nazioni Unite: alla buon’ora, viene da dire. Ma occorre usare lungimiranza e prudenza nell’appellarsi a questo principio. Lungimiranza, perché le Nazioni Unite costituiscono lo snodo ineludibile e irrinunciabile della governabilità nell’era della globalizzazione. Prudenza perché l’Organizzazione delle Nazioni Unite non è ancora stata messa nelle condizioni di agire al riparo delle strumentalizzazioni dell’"usa e getta" e del "due pesi due misure".
Su sollecitazione di Emergency, i giuristi Domenico Gallo, Danilo Zolo e Luigi Ferrajoli hanno approntato un progetto di legge di iniziativa popolare mirata ad un'effettiva applicazione dell'art. 11 della nostra Costituzione ("L'Italia ripudia la guerra...") e alla sanzione delle sue violazioni. "Il ripudio della guerra - si legge nella presentazione dell'articolato di legge - appartiene in dote al popolo italiano. E al popolo italiano spetta oggi la responsabilità di ripristinarlo, delegittimando le scelte in senso contrario del governo, del Parlamento ed anche della Corte di Cassazione. Per questo, oggi più che mai, è importante (...) che una larga mobilitazione politica impugni la bandiera dell'art. 11, una bandiera che i bipartisan di casa nostra hanno irresponsabilmente ammainato. Uno strumento che può promuovere una vasta iniziativa popolare contro la guerra è quello apprestato dall'art. 71 della Costituzione: una proposta di legge di iniziativa popolare, redatta in articoli e firmata da almeno 50mila elettori".
di Franco La Ferla
La tesi sviluppata in questo articolo non ha un pieno fondamento scientifico. Mi sembrava di poter affermare che l'evoluzione biologico-culturale dell'umanità fosse segnata soprattutto dalla cooperazione fra gli uomini, contro il conflitto e la violenza dell'uomo sull'uomo (homo homini lupus); che cioè fosse stata la solidarietà a generare l'affrancamento dalla vita raminga di caverna in caverna e a rendere l'Homo sapiens sapiens capace del buono e del nobile che ci circonda, quando invece la violenza lo avrebbe solo fatto riparare, solitario e ramingo, nelle caverne stesse.
Pacifismi organizzati come mai. Eppure la storia resta una catena di oppressioni e aggressioni. Gli esseri umani non sono spontaneamente inclinati alla pace. Che va anzitutto chiesta a Dio. E cercata nella conversione dei cuori.
Ciò che maggiormente impressiona oggi quando si riflette sulla pace, è la contraddizione tra il gran parlare che si fa, della pace e la situazione attuale del mondo, che non è di pace. Mai, infatti, il pacifismo, nelle sue molteplici forme, è stato tanto diffuso nella storia umana, e mai è stato tanto gridato nelle piazze da movimenti pacifisti organizzati. Eppure, la pace non c'è.
a cura di Arnaldo De Vidi
Da Devoto-Oli: Bandiera. Drappo di varia forma o dimensione, di uno o più colori variamente disposti (...) simbolo di una nazione, di un'associazione, di un partito, insegna di contingenti armati o di persone raccolte per svolgere azione concorde.
Bandiera è nome comune che, oltre ad indicare la bandiera propriamente detta - un drappo di forma rettangolare posto orizzontalmente, attaccato ad un'asta nel suo lato più corto - può indicare anche una "fiamma", un gonfalone, un pavese, un vessillo. un labaro, un’insegna, un gagliardetto, una orifiamma.... tutte bandiere di forme particolari.
È bene tenere presente che la bandiera è un simbolo "forte". Serve ad identificarsi ed essere identificati. Non si limita a ricordare una patria, ma la incarna. Non rappresenta un ideale, ma lo è. L’ultima battaglia è sempre attorno alla bandiera, per la quale sì è disposti a morire.
di Noris e Franco Rosada
Attacchi terroristici, stragi col gas, lo stillicidio degli attentati e delle ritorsioni in medio oriente.
Sul fronte interno, la crisi FIAT, sintomo di un’economia in frenata con tutte le ripercussioni che comporta per l’occupazione, e un’inflazione che cogliamo più alta di quanto dichiarato.
di Gaetano Taverna
Guerra, pace. Ci risiamo.
Il ciclo ha ripreso il suo corso storico così altalenante e così imprevedibile.
Le coscienze si stanno svegliando, le due parole, guerra e pace, si ripetono con maggior frequenza in tutti i contesti dove la pubblica opinione viene esternata, o almeno si tenta di esternare.
Ma non sono tutte queste voci, le polemiche, gli articoli sul giornale, i reportages, le interviste, le dichiarazioni, e quant’altro, a preoccuparmi e a farmi sentire a disagio di fronte ad inquietanti e probabili scenari di guerra.
di Raimon Panikkar
La domanda a cui non riesco a sottrarmi è: ma se le religioni sono così buone, perché mai il mondo va come va? Sono cosciente che il problema è delicato e che non possiamo attribuire tutta la responsabilità alla religione. Credo tuttavia che attribuire tutto alla malvagità umana e accontentarsi di messianismi escatologici non sia sufficiente. Questo mi porta a fare un breve esame di coscienza, in tre punti: la prassi; la teoria; e infine l'appello dello Spirito (la conversione).
di Tonio Dell'Oglio
La globalizzazione è un processo nel senso che non siamo di fronte a un fenomeno statico, apparso per germinazione naturale, frutto del caso... ma a un meccanismo (economico, politico e culturale) che investe pervasivamente tutti gli aspetti della vita umana (personale e collettiva), al punto da trasformarli e unificarli in un unico modello.